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08/11/2021

Le MDO e l'approccio internazionale

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"La guerra non si può umanizzare, si può solo abolire." A. Einstein

A cura di Gianluca Tirozzi

Indice

Introduzione
Le MDO e la competizione tra gli Stati
Un esempio di “fatto compiuto”: il caso Russia-Crimea
La strategia del “fatto compiuto” nella storia
Alleanza e Paesi Alleati nel tema delle MDO
MDO e linee d’intervento auspicabili in futuro

Introduzione

Lo scenario delle operazioni militari multidominio (MDO) risulta essere variegato, interessando differenti piani tecnologici e svariate figure professionali oltre che vedere una corsa nello sviluppo di capacità nuove in diversi Stati che possono dirsi concorrenti e, per questo, fortemente competitivo. Ciascun attore nazionale si propone come finalità specifica quella di tutelare i propri interessi di Stato, attuando ogni mezzo disponibile per il raggiungimento di risultati: soft, hard, o smart power.

In verità la rete di relazioni che si instaura intorno a questo argomento coinvolge anche attori non statali, facendo sì che da quella fitta maglia di rapporti che viene a instaurarsi per l’innovazione e, ove possibile, la condivisione e la commercializzazione delle soluzioni o di parti di esse, sia garantito lo sviluppo industriale e militare in tal senso. Ecco che oggi più che mai, con l’estensione dei domini militari e degli scenari operativi, si assiste ad un confronto costante tra le Potenze che permane sul piano scientifico e tecnologico senza sfociare in aperto conflitto.

Vi è tra gli strumenti militari degli Stati un dedalo di equilibri e relazioni incentrati su: cooperazione, competizione, confronto oppure, nella peggiore e più rara delle circostanze, di conflitto armato.

Le MDO e la competizione tra gli Stati

Lo scenario di base sul quale identificare l’approccio di ciascuna forza militare nazionale è, come appena detto, fortemente competitivo e non sempre sotto lo stretto controllo della Difesa. Nonostante una tale impostazione, però, gli Stati, che potrebbero rivelarsi come concorrenti tra loro, finiscono in concreto per evitare scelte avventate, come l’opzione del conflitto armato, ponendo in essere ragionamenti prodromici in termini di “Costo-Beneficio” della singola operazione.

La tendenza ravvisata specie negli ultimi anni di freddure tra forze nazionali è quella di ciò che gli analisti strategici definiscono del “fatto compiuto” tramite conflitto breve, limitato nei danni e nel tempo. Una forma evoluta di tale impostazione sono le ccdd. “Guerre a morti zero” nelle quali la scelta del teatro operativo e l’impostazione del tempo e dello spazio permettono di non generare perdite alla popolazione civile degli Stati impegnati in veri e proprio conflitti clandestini, senza badare invece al sangue versato a carico delle ignare popolazioni scelte per ospitare detti conflitti ombra: Iraq, Afghanistan, Africa belt sono sempre più spesso teatro di scontro tra le Potenze Atlantiche e il nuovo asset geopolitico Sino-Russo.

Un esempio di “fatto compiuto”: il caso Russia-Crimea

Era il Gennaio del 2014, quando la Russia aveva sciolto le riserve nel procedere con la conquista della Crimea, strappandola alla patria nativa dell’Ucraina. In quella occasione, se la Crimea non fosse stata ceduta come richiesto, la Russia avrebbe avviato un attacco militare contro Kiev.

Sullo sfondo di tale decisione vi erano state elaborate tecniche di proselitismo, volte a far generare nella popolazione del posto l’idea che l’intervento russo nella conquista della Crimea fosse la migliore strada possibile. La campagna propagandistica durò a lungo e venne inoltrata in ogni mezzo di comunicazione disponibile, social media inclusi. Tale scelta produsse i suoi frutti!

L’esito atteso da quanto architettato dalla Russia fu pienamente rispondente all’anelata vittoria: la Crimea venne invasa unilateralmente dai propri militari, senza che vi fu necessario alcun uso della forza. Va detto, senza entrare in valutazioni geopolitiche di cui si è poc’anzi fatto cenno, che la strategia del “fatto compiuto” va correlata alle reali capacità militari decantate dallo Stato minacciante: chi subisce una minaccia in tal senso, senza opporre resistenza, è perché conosce i propri limiti militari e le reali forze dell’avversario.

La strategia del “fatto compiuto” nella storia

Per quanto la Russia si dimostri un eccellente esempio di Stato abile e multidimensionale, le sue consolidate capacità in termini multi-dominio, non sono da considerare come esempio unico. Nella storia, a partire dal 1918 ai nostri giorni, si sono susseguiti nel tempo almeno altri 112 esempi di strategia del fatto compiuto. Essi hanno prodotto i loro frutti con altrettanti territori annessi, a differenza delle sole 13 conquiste che hanno richiesto l’uso dello strumento coercitivo.

Da ciò possiamo evincere che diversi altri Stati del mondo sono stati in grado di mettere alle strette Paesi concorrenti semplicemente “minacciando” un conflitto armato, ma rispetto ad essi la Russia rimane uno dei migliori esempi di abilità combinata in ogni dominio esistente.

Alleanza e Paesi Alleati nel tema delle MDO

La tematica delle MDO è stata particolarmente sentita sia dall’Alleanza Atlantica che dai principali Paesi Concorrenti (Russia e Cina in primis) specie negli ultimi anni, e dal 2017 in particolare, sebbene la modalità di applicazione e la misura dell’interesse dimostrato abbiano avuto strade diverse.

La ragione di tale differenza risiede non soltanto nella dimensione capacitiva militare di ciascuno Stato, ma anche nel paradigma culturale che vi è dietro. A partire dal concetto stesso di Operazione Militare Multidominio, le interpretazioni del suo significato concreto e le finalità che gli vengono attribuite differiscono da un Paese all’altro per impostazione tanto dottrinale quanto strategica.

Accanto alla questione terminologica, dunque, si snodano anche problematiche legate alle modalità d’impiego delle Forze Armate nelle varie aree territoriali nazionali; all’identificazione di un elemento considerabile come “minaccia”; all’attribuzione del titolo di “competitor” ad uno Stato avversario tra quelli deputati a poter rappresentare questo ruolo.

MDO e linee d’intervento auspicabili in futuro

L’analisi delle MDO fin qui affrontata, sebbene in via generale e senza alcuna pretesa di esaustività, consente di prospettare almeno tre diverse linee d’intervento auspicabili in futuro. Proviamo a sintetizzarle come segue.

1. Da quanto fin qui analizzato sembra essere auspicabile anzitutto affrontare seriamente il tema delle MDO, nella consapevolezza che la gestione di tale tematica coinvolge un approccio militare interforze.

2. Ciò che emerge dagli studi specialistici condotti sul campo, nonché dalle scelte concretamente operate dagli Stati, la risorsa militare più spesso investita dai diversi Stati, NATO e non, per la realizzazione e il controllo delle operazioni multidominio è quella dell’Esercito. All’interno di tale Forza Armata, il livello migliore per far convergere al meglio le altre risorse militari su tutti e cinque i domini è quello del Corpo d’Armata, mentre la Divisione potrebbe occuparsi della conduzione dell’intera operazione MDO, sia pure rinforzata da livelli superiori.

3. L’elemento cardine della riuscita di una MDO è quella dell’atteggiamento proattivo che deve assumere la Forza Armata soprattutto alla luce delle riscontrate vulnerabilità dell’ambiente cyber. A tal fine, è stato rilevato che la correlazione tra i sistemi autonomi robotici e l’occupazione del dominio cibernetico sia di fondamentale importanza per la riuscita dell’intero intervento militare.

Ne deduciamo che l’evoluzione sulla consapevolezza di questa tematica debba associarsi ad una evoluzione capacitiva, inglobante tutte le misure innovativo-tecnologiche che possano derivarne e non possa prevedere totale autonomia della Forza Armate bensì un impegno sinergico tra questa, la comunità scientifica e il comparto industrie difesa nazionali.

Noi di bitCorp siamo pronti a fare la nostra parte in tale direzione, elaborando sistemi sempre nuovi di sicurezza, attacco e difesa, che possano supportare il nostro Paese, quegli alleati, e le imprese nelle sfide che il futuro ci riserva. Lo facciamo perché crediamo fortemente che non ci sia altro strumento all’infuori di quello militare per garantire prosperità al nostro Paese e Libertà per i nostri concittadini.

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