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09/05/2022

Social Network e Presunzione di Innocenza

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“La colpa è forse la più triste compagna della morte”


Indice

Introduzione
Presunzione di Innocenza e Libertà di Espressione
Cos’è la Presunzione di Innocenza
L’impatto dei Social Media sulla Presunzione di Innocenza
Tipi di casi in cui la Presunzione di Innocenza può essere messa in discussione
L'importanza dell'informatica forense

Introduzione

L'accertamento della colpevolezza di una persona fisica o giuridica, al giorno d'oggi, si confronta con una prassi investigativa che, a fronte di precise circostanze, potrebbe coinvolgere l'alveo del comportamento tenuto sui social network. Sebbene l'art. 27 della nostra Costituzione punti al pieno sostegno del principio della Presunzione di Innocenza, talvolta la libertà di espressione vive una vera e propria compromissione per via della facilità di reperimento di dati che i social network comportano.

Le piattaforme di condivisione, in altre parole, possono essere intese quali rischiosi strumenti di manifestazione del proprio pensiero. In effetti, presunzione di innocenza e libertà di espressione sono due concetti che, in una società democratica, non possono essere messi in discussione, eppure questo accade per via di un mescolamento tra prassi e informazioni più facilmente reperibili che un tempo. Vero è che, la libertà d'espressione ha visto esplodere il suo potenziale verso un uso di strumenti comunicativi che spingono fino ad una plateale esibizione del proprio vissuto, ma esiste una contropartita non di poco momento che cercheremo di mettere a fuoco in questa stesura.

Presunzione di innocenza, libertà di espressione e social

L'avvento dei social media ha rivoluzionato il nostro modo di comunicare. La sua influenza sulla nostra vita quotidiana è di vasta portata e in continua espansione. Dai messaggi di testo alle video chat, tali strumenti di condivisione sono diventati una parte essenziale della vita moderna. Tuttavia, questa rapida ascesa della connettività ha causato un abuso oltremodo diffuso e preoccupante di parti di vita che dovrebbero restare protette da certe dinamiche perverse. Se da un lato, infatti, il social network è l’ambiente deputato alla connessione con amici, familiari e colleghi, dall’altro questa fluidità di relazioni espressive si estende ad un pubblico molto più ampio e incontrollato.

Forse non ci pensiamo mai abbastanza e siamo noncuranti di questa aperta riflessione, ma il mancato controllo della diffusività dei nostri messaggi in rete comporta numerosi rischi: dalla diffamazione aggravata alla sostituzione di persona, dalle minacce all’apologia di reato, dalla compromissione della privacy allo stalking e altre molestie, dalla violazione del copyright alle più facili (ed erratamente deduttive) valutazioni giudiziarie. Quest’ultimo aspetto, se rimesso alle toghe sbagliate potrebbe portare direttamente a uno sgretolamento di quel principio, costituzionalmente garantito, della presunzione di innocenza dell’individuo.

Cos'è la presunzione di innocenza?

La presunzione di innocenza è un principio giuridico che richiede all'accusa di provare la colpevolezza di un imputato oltre ogni ragionevole dubbio, prima dell’emissione di una eventuale sentenza di condanna. Qualora non fosse possibile ottenere un pacchetto di prove tali da fugare ogni titubanza circa la responsabilità dell’autore del reato, la condanna dovrebbe intendersi esclusa.

A ben riflettere, se la condanna ad una pena detentiva (o di diversa natura) si traduce in una forte e sicura metamorfosi delle condizioni iniziali dell’imputato, siano esse fisiche, di abitudini o patrimoniali, parimenti dovrebbe esservi la medesima certezza della sua colpevolezza, quale base della conformazione del giudizio. E, si aggiunga a tale considerazione che, un social network se da un lato andrebbe inteso quale una delle tante sfumature espressive della persona, dall’altro parrebbe poco indicato per assurgere a “piena prova” di intenti o personalità.

L'impatto dei social media sulla presunzione di innocenza

In molti modi, i social media possono rappresentare un'estensione di ciò che facciamo nella vita reale quotidiana, pertanto, pensare che il principio di presunzione di innocenza possa coinvolgerli tout court potrebbe anche avere senso, sebbene con le dovute premesse. Una delle idee sbagliate più comuni sui social media è quella di pensare che qualsiasi cosa venga postata sulla propria bacheca possa essere vista e usata da chiunque. Questo non è affatto vero. Tra l’uso e la percezione di un contenuto espresso da altri individui ci sono di mezzo almeno due considerazioni da fare: una in termini di violazione della privacy, che crea un difficile bilanciamento da operare, l’altra afferente al peso giudiziario che è possibile attribuire a quanto esposto sui social.

Vero è che, in un contesto sociale dove l’informatica permea in modo sempre più forte la nostra quotidianità, ciascuno di noi lascia una notevole mole di tracce digitali che divengono una entità visibile, che lo si voglia o no. In effetti, tra queste due realtà serpeggia una strana percezione di sicurezza dedotta dal diretto attacco alla libertà che perviene dal fatto che il social network viene considerato un non luogo che consente una più immediata valutazione sull’autore del reato, e un terreno meta-processuale ricco di elementi terzi dai quali attingere.

Tipi di casi in cui la presunzione di innocenza può essere messa in discussione

Come già accennato, la presunzione di innocenza è un principio giuridico che si applica all'imputato e all'accusato durante il procedimento penale. Una volta che l'imputato è stato dichiarato colpevole, il principio non si applica più. Tuttavia, può essere difficile stabilire la colpevolezza quando gli account dei social media sono considerati come prova in tribunale. Nei casi che coinvolgono minori e crimini sessuali, le informazioni memorizzate sui loro account di social media possono rivelare prove schiaccianti contro di loro. In molti casi, queste informazioni possono essere utilizzate come prova senza nemmeno richiedere un mandato di perquisizione.

Per esempio, si possono usare le foto di qualcuno in posa con droghe o altre sostanze illegali per dimostrare che il soggetto ha assunto droghe in un luogo segreto in passato; tali immagini potrebbero essere usate come prova per le accuse di possesso di droga in tribunale. In altre parole, i social media non dovrebbero giocare un ruolo a meno che non siano direttamente collegati al crimine su cui si sta indagando. Da ciò si evince che esiste un perimetro entro il quale la presunzione di innocenza può essere messa in discussione per avallare ipotesi di reato supportate da elementi digitali che traducono comportamenti effettivamente tenuti, posto che non se ne confuti l’autenticità.

L'importanza dell'informatica forense

Come ricorda Wikipedia: "l'informatica forense è una branca della scienza digitale forense legata alle prove acquisite da computer e altri dispositivi di memorizzazione digitale. Il suo scopo è quello di esaminare dispositivi digitali seguendo processi di analisi forense al fine di identificare, preservare, recuperare, analizzare e presentare fatti o opinioni riguardanti le informazioni raccolte".
La centralità dell'informatica forense, in tema di estrazione di prove digitali all'interno di un processo penale, è indiscussa, così come lo è il ruolo delle aziende in grado di fornire questa peculiare tipologia di servizi. Noi di bitCorp ci impegniamo ogni giorno per l'individuazione di tecnologie sempre più affinate per l'individuazione o il recupero di elementi di prova utilizzabili in giudizio.

Se vuoi saperne di più, contattaci! Saremo felici di darti una mano.

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